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LA PARTECIPAZIONE NON E' UN OPTIONAL


Il nodo centrale che,a mio avviso, potrebbe produrre cambiamenti significativi nelle nostre città è la questione della partecipazione e del coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che riguardano i beni comuni e gli interessi generali.
Le leggi nazionali, le direttive europee, i nuovi criteri di progettazione sostenibile mettono al centro l'esigenza di nuove formule di programmazione e realizzazione delle politiche pubbliche. Esse devono essere condivise con tutti i soggetti interessati compresi cittadini, comitati e/o associazioni. I cittadini non dovrebbero essere consultati come semplici comparse ma informati e chiamati a collaborare come co-attori dei processi decisionali.
Ove questo criterio è venuto meno, ad esempio con facili commissariamenti e/o decisionismi sistematici, fornendo il solito l'alibi-pretesto che "la politica deve dare celermente una soluzione ai problemi emergenti", ci si è trovati spesso davanti all'aggravamento, e non alla soluzione, dei problemi stessi. Su importanti opere pubbliche, sulla creazione di servizi che riguardano la salute e la qualità della vita delle persone, gli amministratori hanno il dovere, non solo etico, di far crescere il senso civico attraverso meccanismi nuovi di partecipazione. Tutti i pareri e saperi, fuori e dentro le istituzioni, sono oramai necessari e vanno messi in circolo.
Uno studio dell'ONU di una quindicina di anni fa lo aveva messo già in evidenza: Per uscire dalle crisi sociali sempre più crescenti e intricate apportate anche dalla globalizzazione, occorre spostare l'asse delle decisioni dal piano della delega autoreferenziale e dell'accentramento al piano della partecipazione e del protagonismo civico dei cittadini. L'alternativa sarebbe il negativo perdurare dell'influenza manipolativa e condizionante da parte dei poteri della finanza, dell'industria, e della criminalità.
4 marzo 2008

Domenico Ciardulli

 

 

PREFAZIONE ALL'ARTICOLO: "LA PARTECIPAZIONE NON E' UN OPTIONAL"


Cari cittadini attivi delle varie periferie romane, questo mio articolo sul tema della partecipazione, già pubblicato oggi su due testate nazionali e proposto per domani ad altri quotidiani (lo trovate su www.ciardullidomenico.it  ), non riguarda soltanto l'operato contraddittorio dei nostri politici locali ma anche le diverse sensibilità e strutturazioni di comitati di quartiere e associazioni. Coltivare e stimolare dal basso la crescita di cultura e prassi della partecipazione dei cittadini deve, a mio avviso, diventare obiettivo prioritario di tutti i singoli, gruppi e comitati attivi sul territorio (quelli non virtuali ovviamente).Accade, purtroppo, che in alcuni casi si rimane gruppo ristretto e autoreferenziale che non si apre al protagonismo diffuso, e magari si sente realizzato nella raccolta dei voti per mandare propri esponenti in consiglio municipale. Niente di male se poi questa pratica non si rivelasse spesso dannosa e controproducente nel momento in cui proprio quegli eletti diventano funzionali alla deliberazione di opere calate dall'alto degli assessori capitolini che incidono negativamente sulla qualità della vita di tutti noi. Vi faccio un esempio: un gruppo di cittadini di Palmarola si sente contento perchè il tal consigliere di zona, da loro a suo tempo votato, si è speso per il centro polivalente. Purtroppo, forse, quei cittadini non si rendono conto che quello stesso politico da loro votato ha contribuito con il suo voto in consiglio a far costruire un rifornimento di benzina sulla via Casal del Marmo, davanti alle loro finestre, nel bel verde dell'agro romano, con tanto di fast food. Quei cittadini non vedranno più il paesaggio suggestivo delle pecore, magari dalle finestre del bagno che regolarizza le funzioni fisiologiche, ma respireranno maggiore piombo delle benzine (oltre le eventuali fibre di amianto-eternit presenti nel centro polivalente di largo Codogno). Pur tuttavia per loro quel politico rimane il "buon protettore" perché , magari, ha fatto anche accendere un lampione in una strada privata.

Che ne dite di aprire una riflessione metodologica su queste cose per impedire che la società civile rimanga sotto il controllo di caste e sottocaste partitiche?
Un caro saluto a tutti!
 

 


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